{"id":545,"date":"2013-04-19T09:30:14","date_gmt":"2013-04-19T09:30:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.newmacchina.info\/wp\/cassetto\/camere-dalbergo\/la-camera-oscura\/"},"modified":"2013-04-19T09:30:14","modified_gmt":"2013-04-19T09:30:14","slug":"la-camera-oscura","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.newmacchina.info\/wp\/cassetto\/camere-dalbergo\/la-camera-oscura\/","title":{"rendered":"La camera oscura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" class=\" alignleft size-full wp-image-544\" src=\"http:\/\/www.newmacchina.info\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/14aprile2013.jpg\" border=\"0\" alt=\"foto: D. V.\" align=\"left\" width=\"640\" height=\"132\" srcset=\"http:\/\/www.newmacchina.info\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/14aprile2013.jpg 640w, http:\/\/www.newmacchina.info\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/14aprile2013-300x62.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u201cMi spieghi ancora una volta come \u00e8 successo\u201d mi disse il Professore mentre mi rilassavo sulla poltrona lill\u00e0 fissando un debole raggio di sole che filtrava attraverso le persiane socchiuse.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Strinsi gli occhi alla ricerca di quel ricordo, sapevo bene come era iniziato, non avevo problemi a raccontare tutto ancora una volta. Chiesi al Professore di chiudere meglio le imposte e cominciai il mio racconto.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u201cIo e Marley eravamo l\u00e0 per un laboratorio di approccio creativo alla fisica quantistica. I suoi esperimenti con la fotosintesi e le nanotecnologie erano appassionanti. Ci eravamo conosciuti due anni prima in Nuova Zelanda quando ero stata ospite dell\u2019universit\u00e0 di Tanapura. Lavorammo bene insieme e quando all\u2019Universit\u00e0 del Sud nacque il corso sperimentale di arte e nanonotecnologie fummo noi ad essere chiamati per una prima sessione di insegnamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ci diedero una camera doppia, non me ne rallegrai ma misi da parte il mio pudore visto che Marley era un amico. Marley mi chiese di tenere sempre le serrande abbassate e le tende chiuse. Non me ne feci un problema e lo assecondai. La prima notte trascorse tranquilla, almeno per me. Sentivo Marley che si agitava nel sonno, si girava e si rigirava, si lamentava sommessamente. Durante il giorno indossava occhiali scuri e magliette a maniche lunghe nonostante il caldo. La seconda notte non sentii nulla. La terza notte mi svegliai di soprassalto e a pochi centimetri dal mio viso vidi gli occhi di Marley che mi fissavano spiritati. \u201cOddio Marley, cosa succede?\u201d Marley era inginocchiato accanto al mio letto, sveglio come un animale notturno. \u201cNon riesco a dormire baby\u201d mi rispose sussurrando, \u201cTi desidero baby e voglio aiutarti, lasciami entrare nel tuo letto\u201d. Lo respinsi. Gli dissi di lasciarmi in pace e lui umilmente si allontan\u00f2. Ma dopo poco riaprii gli occhi con un senso di inquietudine e lui era di nuovo l\u00ec, in ginocchio accanto a me. \u201cCosa fai Marley?\u201d chiesi annoiata. \u201cNon mi muovo da qui baby, se non mi fai entrare nel tuo letto passer\u00f2 la notte in ginocchio accanto a te, lasciami fare e me ne sarai grata per sempre.\u201d Era un amico e mi dava fastidio che stesse l\u00ec sul pavimento freddo e duro, mi arresi e alzai il lenzuolo per farlo entrare. Come un bambino felice salt\u00f2 tra le coperte e immediatamente si adoper\u00f2 per il mio piacere. Non avevo nessuna attrazione erotica per Marley ma lui aveva un\u2019ottima tecnica e mi fece godere con la sua lingua esperta. Ci addormentammo abbracciati e cos\u00ec fu per le tre notti rimanenti. L\u2019ultimo giorno, occhiali scuri e camicia a maniche lunghe come sempre, andando in taxi all\u2019aereoporto mi disse queste parole: \u201cHo visto il futuro. Ti ho lasciato un ricordo sotto la pelle, baby.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Non lo vidi pi\u00f9 ma dopo tre mesi di insopportabili pruriti mi diagnosticarono una dermatite atopica. Come sa Professore da allora ho seguito tutte le indicazioni necessarie per debellarla ma la mia pelle \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 sensibile, ora\u00a0 non posso neanche pi\u00f9 espormi alla luce. Ho cercato di contattare Marley per avere delle risposte ma \u00e8 sparito, sembra non aver lasciato nessuna traccia di s\u00e9. Dermatologi e oncologi non hanno saputo dirmi nulla, per questo mi sono rivolta a lei, voglio tornare ad avere una vita normale.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il Professore si alz\u00f2 dalla sua poltrona lill\u00e0, sbirci\u00f2 fuori attraverso le serrande e mi vers\u00f2 un bicchiere d\u2019acqua, poi parl\u00f2:<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u201cQuesta \u201c\u00e8\u201d la sua vita normale ora, siete in pochi, Marley era evidentemente uno di voi, anzi, forse il primo, deve aver trovato una soluzione grazie ai suoi studi di fisica quantistica. Probabilmente sarete gli unici ad adattarsi al nuovo ecosistema.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Sospirai, non potevo aspettarmi che un filosofo avesse la macchina del tempo. Bevvi l\u2019acqua, gli strinsi la mano e uscii in strada, il sole pallido stava tramontando in anticipo di trenta secondi rispetto a ieri . Le giornate duravano sempre meno nonostante fosse estate.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ripensai alle parole di Marley: <em>Ti ho fatto un regalo, ho visto il futuro, baby. <\/em> Il Professore aveva ragione, il mio corpo si stava solo preparando per l\u2019oscurit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u201cMi spieghi ancora una volta come \u00e8 successo\u201d mi disse il Professore mentre mi rilassavo sulla poltrona lill\u00e0 fissando un debole raggio di sole che filtrava attraverso le persiane socchiuse. 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